E’ un po’ che non scrivo qui. Il tempo dovrebbe non mancarmi, ora che gli impegni lavorativi sono diradati, ma mi manca. Quando si fa posto in un armadio, di solito viene preso da altre cose nel giro di un attimo. In più è straordinario come il cambiare di pochi gradi una prospettiva fa si che cose prima degne di mia indignazione e segnalazione mi passino davanti senza darmi alcuna spinta emotiva al metterle nere su bianco. Sono in una fase in cui il giudizio “filosofico” su fatti e persone proprio non parte, non mi investe. Sono sicura che tutto abbia un suo perché ma non mi importa di capirlo; sia chiaro, mi accendo di rabbia come prima, ma più in forma di cerino che si spegne subito e si butta via.
Sono contenta di me stessa, e questo è il bene più grande che ho ottenuto. Di certo con grandi lotte, sofferenze e grinta. Sicuramente quest’ultimo progetto in corso che coinvolge tante cose, tanti aspetti, che svuota di molto gli armadi, mi sta cambiando ancora, per l’ennesima volta. Davanti ai cambiamenti climatici, ai terremoti, alle isole che scompaiono perché il mare cresce in alteza, ci spaventiamo, pensiamo subito alla fine del mondo. Questi eventi inaspettati minano la nostra sicurezza.
Ma sono cose naturali. La terra evolve, non si ferma. Segue regole precise.
Forse nella vita è sbagliato porsi come obiettivo esclusivo la sicurezza, intesa come adagiarsi nella ripetitività, nell’ovvio, nell’accontentarsi, nel non rischiare mai, nella paura di cose nuove, di persone nuove.
A volte il sentrisi rassicurati allo stesso tempo ci svuota. Credo invece che l’anima e la mente vadano riempite quasi di più della pancia.
Ecco, per migliorarmi ancora, il mio esercizio credo sia diventato lo svuotare la pancia bella pienotta a favore del vivere appieno quel che mi resta.
Ok, se continuavo a non scrivere era meglio.